PULIZIA DELLE RIVE DEL TORRENTE TALVERA

L’Associazione WWF Bolzano

invita tutti alla pulizia del torrente Talvera

domenica 4 ottobre 2020, dalle ore 9.00 alle ore 16.00

La locandina:

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Gestione delle fosse di bonifica in Alto Adige. Il taglio della vegetazione distrugge piante protette e causa danni alla fauna selvatica

Fossa Perele con Iris tagliati

Con due mesi di anticipo rispetto alla normativa provinciale (Legge Provinciale di Tutela della Natura n.6/2010) in Alto Adige è stata tagliata la vegetazione delle fosse di bonifica, causando effetti negativi per la fauna selvatica e la distruzione di piante protette.

In base alla Legge Provinciale di Tutela della Natura n.6/2010 le fosse di bonifica non possono essere sfalciate nel periodo che va dal 15 marzo al 15 luglio. Ed è evidente la motivazione, essendo il periodo riproduttivo di anfibi, uccelli e altre specie animali che hanno il loro habitat residuo nelle fosse di bonifica. Habitat residuo perché negli ultimi decenni tutte le zone umide del fondovalle state bonificate per fare posto ad aree agricole e aree produttive. Le fosse di bonifica e il fiume Adige sono quindi quello che rimane degli originari ambienti acquatici e palustri.
Uno sfalcio della vegetazione lungo gli argini, tra il 15 marzo e il 15 luglio, causa danni alle specie animali e vegetali, anche a specie protette dalla normativa internazionale.
Tramite la Legge Provinciale n.6/2010 vengono si recepite le Direttive Europee Habitat e Uccelli, che tutelano anche le fosse di bonifica, ma allo stesso tempo vengono emanate dalla Giunta Provinciale delle Linee Guida (D.G.P. n.613 del 27.5.2014) che invece consentono ciò che la stessa normativa provinciale, in accordo con quella nazionale e internazionale, vieta.
E’ frequentissimo vedere a metà del mese di maggio lo sfalcio (vietato) su entrambe le sponde delle fosse di bonifica.

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Con la tua firma puoi aiutare le api

Ti sei mai chiesto cosa puoi fare per aiutare le api?

1) Dai loro acqua in mangiatoie poco profonde. Non dimenticare di aggiungere dei sassolini, in modo che le api non anneghino.

2) Crea un „hotel“ per api e altri insetti. Assicurati che il materiale sia adatto e che i fori siano della giusta dimensione.

3) Quando fai la spesa scegli prodotti biologici, coltivati senza diserbanti e pesticidi chimici

3) E soprattutto: Firma la nostra iniziativa per salvare le api e agricoltori!

“Salviamo api e apicoltori”                             

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Uccisa un’aquila reale in un nido

L'immagine può contenere: uccello

Purtroppo in Alto Adige accade anche questo. È stata uccisa un’aquila reale per motivi economici. Entrava in competizione con i cacciatori, che vendono ad altri cacciatori le uccisioni di caprioli e camosci. L’aquila, nutrendosi di ungulati, avrebbe ridotto i loro guadagni.

L’articolo sul Quotidiano Alto Adige

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La Giornata Stop Pesticidi

immagine Giornata Stop Pesticidi 24.05.2020

Quest’anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, non si svolgerà la “Marcia Stop Pesticidi” che negli anni scorsi in Trentino Alto Adige ha visto la partecipazione di centinaia di persone al lago di Caldaro e a Trento. Domenica 24 maggio si volgerà comunque, anche in altre regioni italiane, la Giornata STOP Pesticidi. Scopo dell’evento, sostenuto da numerose associazioni e da singoli cittadini, è di portare all’attenzione ed informare, attraverso filmati, articoli sulla stampa e videoconferenze, sugli effetti negativi delle monocolture e dei pesticidi chimici impiegati nella produzione del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Anche nel 2018, il Trentino Alto Adige si conferma purtroppo la regione italiana con la maggiore vendita di pesticidi in rapporto alla superficie. Secondo i dati ISTAT relativi al 2018, le sostanze distribuite sono state 45,7 kg/ettaro, contro una media nazionale di 6 kg/ettaro. Una quantità superiore a ben sette volte la media nazionale.

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E’ stata riaperta caccia in Alto Adige. Nel 2018, con il sostegno della Provincia di Bolzano, i cacciatori hanno ucciso 28.166 animali selvatici.

Esami in Alto Adige, superata quota 6mila cacciatori nel 2018 ...

Via libera alla stagione venatoria, è il titolo del comunicato dell’Associazione cacciatori Alto Adige, datato 8 maggio 2020. Dopo l’emergenza Coronavirus, anche in Alto Adige è stata quindi riaperta la caccia. L’attività venatoria durerà quasi 9 mesi, fino al 31 gennaio 2021.

Dall’ 8 maggio possono essere uccisi caprioli e cervi, giovani e femmine. Ad agosto aprirà la caccia al camoscio. Seguiranno a settembre e ottobre le altre specie: cinghiale, daino, muflone, volpe, lepre comune e lepre alpina tra i mammiferi, oltre a numerose specie di uccelli.

Ogni anno, in Alto Adige, la caccia viene praticata con il sostegno della provincia di Bolzano, che eroga ai cacciatori generosi contributi pubblici, oltre ad aver creato una legge provinciale che consente di sparare anche a specie animali in declino, agli animali selvatici durante il periodo della riproduzione, e all’interno dei Parchi naturali.

Immagine stamabecco mostra troferi

Alcuni animali uccisi nei Parchi naturali diventano trofei da appendere al muro

I dati degli animali uccisi nel 2019 non sono ancora stati diffusi dalla provincia. Al momento sono disponibili quelli relativi al 2018. Sono stati pubblicati dal quotidiano di lingua tedesca Tageszeitung. Nel 2018 sono stati uccisi 28.166 animali selvatici, di cui 7.772 caprioli, 3.277 camosci , 3.538 cervi, 26 stambecchi (specie protetta a livello nazionale), 1.538 marmotte (specie protetta a livello nazionale), 2.116 lepri comuni, 336 lepri alpine (specie minacciata dai cambiamenti climatici), 2.104 volpi, 268 galli forcelli, 24 coturnici, 169 pernici bianche (specie fortemente minacciata dai cambiamenti climatici), 2 fagiani, 102 tortore dal collare, 625 germani reali, 2 anatre marzaiole, 4 alzavole, 2 folaghe, 360 beccacce, 1.855 merli, 2.481 cesene, 227 tordi, 408 cornacchie, 822 ghiandaie e 104 gazze.

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Distrutta parte del Parco della stazione di Bolzano per fare posto ad un centro commerciale

89974913_624615998361187_1600903004649684992_nIl Parco della Stazione come si presenta dopo l’abbattimento degli alberi. Foto: Facebook/Tobe Planer

Non sono serviti gli appelli di molti cittadini, partiti politici e associazioni a salvare lo storico Parco della Stazione di Bolzano. Per realizzare il progetto Benko, che prevede la costruzione di un centro commerciale, appartamenti e negozi, il 13 marzo di quest’anno, in piena emergenza Coronavirus, sono stati abbattuti gli alberi. Sacrificati per dar luogo all’edificazione del cantiere con la promessa della “riqualificazione” dell’area.

Proteste Parco StazioneCittadini e associazioni hanno organizzato negli anni proteste per evitare la distruzione del parco. Foto: Facebook/Marialaura Lorenzini

Il Parco della Stazione è il più antico parco pubblico del capoluogo. Dopo la realizzazione della stazione (la sua prima costruzione precede l’unità d’Italia) si pensò di creare un congiungimento “verde” tra la ferrovia e Piazza Walther  mediante un viale alberato.

Dal 13 marzo di quest’anno quella parte di parco non esiste più, verrà sostituita dagli edifici commerciali e turistici del progetto Benko.

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Al via la campagna europea per salvare api e agricoltori

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Parte oggi ufficialmente la raccolta firme per una nuova Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) finalizzata ad eliminare gradualmente i pesticidi sintetici entro il 2035, sostenere gli agricoltori e salvare la natura. Il WWF Italia aderisce a questa iniziativa e parteciperà attivamene alla raccolta delle firme, nei prossimi 11 mesi, per chiedere anche nel nostro Paese una normativa più severa per l’uso dei pesticidi in agricoltura e in città, a cominciare dalla revisione del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Se saranno raccolte almeno un milione di firme in sette Paesi membri dell’Unione Europea, entro settembre 2020, la Commissione e il Parlamento UE saranno tenuti a valutare entro tre mesi la possibilità di trasformare le richieste dei cittadini che hanno sottoscritto questa campagna in provvedimenti normativi e, in ogni caso, dovrà giustificare la sua decisione.

 La campagna dal titolo “Salviamo le Api! Protezione della biodiversità e miglioramento degli habitat degli insetti in Europa”. è promossa da una coalizione di 90 organizzazioni in 17 diversi paesi europei, con il supporto delle Associazioni degli agricoltori biologici. Queste Associazioni chiedono alla Commissione Europea di “adottare una legislazione più efficace per preservare e migliorare gli habitat degli insetti in quanto indicatori di un ambiente incontaminato”.

Questa Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) invita la Commissione europea a presentare proposte legislative finalizzate a:

  1. Ridurre gradualmente ed eliminare i pesticidi di sintesieliminare gradualmente l’80% delle sostanze chimiche di sintesi nell’agricoltura europea entro il 2030, a cominciare dai più pericolosi, affinché l’agricoltura diventi libera al 100% dai pesticidi entro il 2035.
  2. Ridare spazio alla natura e fermare la perdita di biodiversità: ripristinare gli ecosistemi naturali nelle zone agricole affinché l’agricoltura diventi un fattore di recupero e non la principale causa della perdita di biodiversità in Europa.
  3. Sostenere gli agricoltori nella transizione ecologica del settore primario: riformare la Politica Agricola Comune dando priorità all’agricoltura su piccola scala, diversificata e sostenibile, promuovendo un rapido aumento delle pratiche agroecologiche e biologiche, la formazione e la ricerca scientifica indipendente per una agricoltura senza pesticidi e OGM.

Il materiale informativo della campagna:

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Api morte a causa dei pesticidi, il triste primato è dell’Alto Adige

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L’Annuario dei dati ambientali ISPRA anno 2018, relativo ai settori agricoltura e selvicoltura, riporta i dati delle morie di api dovute ai pesticidi nel periodo 2015 – 2017.

Nella pubblicazione vengono messi in relazione i fenomeni di moria delle api registrate sul territorio nazionale con il rinvenimento di principi attivi di prodotti fitosanitari in matrici apistiche, confermati da laboratori di analisi preposti e riconosciuti dalla normativa.

Lo scopo della raccolta dati è quello di individuare l’entità, su scala nazionale, con la quale i principi attivi dei prodotti fitosanitari sono associati a fenomeni di moria nelle api domestiche (Apis mellifera subsp.). Tali dati forniscono informazioni anche sulla diffusione della contaminazione ambientale da fitofarmaci.

Grafico - Casi di moria di api con presenza di principi attivi.jpg

Nel corso del 2017 sono state registrate 124 segnalazioni di mortalità o spopolamenti di alveari, delle quali 50 con presenza di principi attivi rinvenuti nelle api. Queste segnalazioni sono state suddivise per regione (Figura 1.21) e mostrano la presenza dei differenti principi attivi rinvenuti dalle analisi su campioni di api morte.

Nel 2017 la maggioranza dei casi osservati si evidenzia nella provincia autonoma di Bolzano (15), seguita da Valle d’Aosta (8) e Veneto (7). Infine, dall’analisi del trend annuale di morie, si evince che i mesi con maggior numero di casi sono aprile, maggio e giugno, coincidenti con le fioriture primaverili (Figura 1.22). In tali periodi, nei quali è vietato effettuare trattamenti fitosanitari, le api svolgono un intensa attività di bottinamento che le rende maggiormente vulnerabili alla presenza di inquinanti diffusi nell’ambiente, in particolare i fitosanitari nelle aree agricole dopo i trattamenti.

Figura 1.22 - Numero di casi di avvelenamenti con presenza di principi attivi%2c suddivisi per mese.jpg

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Dal 1º ottobre in Alto Adige riapre la caccia alla pernice bianca, una delle specie animali maggiormente in pericolo sulle Alpi

foto-pernice-maurizio-bedin.jpg(Foto: Maurizio Bedin)

La pernice bianca, relitto delle ultime glaciazioni, sta lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane.

UNA SPECIE CHE VIENE DAL FREDDO – La Pernice bianca appartiene alla famiglia dei tetraonidi, uccelli i cui attuali areali di distribuzione coincidono con le fredde regioni settentrionali del Continente Eurasiatico e addirittura con le zone artiche. La presenza della Pernice sulle Alpi, quindi molto più sud, è legata al fenomeno delle glaciazioni. Nel periodo glaciale, durato centinaia di migliaia di anni, i ghiacciai dell’Asia e del Nord Europa si espansero fino a raggiungere l’Europa centro-meridionale. Questo determinò la “migrazione” alle nostre latitudini di alcune specie artiche. Al ritiro
dei ghiacciai, avvenuto circa 15.000 anni fa, la Pernice bianca e altre specie si ritirarono verso nord e alle nostre latitudini nelle zone di montagna, cioè nei soli territori in cui il clima e la vegetazione erano simili a quelli delle fredde zone di provenienza. Le Alpi sono quindi una sorta di “isola meridionale” in cui la Pernice fino a oggi è riuscita a sopravvivere.

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