E’ stata riaperta caccia in Alto Adige. Nel 2018, con il sostegno della Provincia di Bolzano, i cacciatori hanno ucciso 28.166 animali selvatici.

Via libera alla stagione venatoria, è il titolo del comunicato dell’Associazione cacciatori Alto Adige, datato 8 maggio 2020. Dopo l’emergenza Coronavirus, anche in Alto Adige è stata quindi riaperta la caccia. L’attività venatoria durerà quasi 9 mesi, fino al 31 gennaio 2021.

Dall’ 8 maggio possono essere uccisi caprioli e cervi, giovani e femmine. Ad agosto aprirà la caccia al camoscio. Seguiranno a settembre e ottobre le altre specie: cinghiale, daino, muflone, volpe, lepre comune e lepre alpina tra i mammiferi, oltre a numerose specie di uccelli.

Ogni anno, in Alto Adige, la caccia viene praticata con il sostegno della provincia di Bolzano, che eroga ai cacciatori generosi contributi pubblici, oltre ad aver creato una legge provinciale che consente di sparare anche a specie animali in declino, agli animali selvatici durante il periodo della riproduzione, e all’interno dei Parchi naturali.

Alcuni animali uccisi nei Parchi naturali diventano trofei da appendere al muro

I dati degli animali uccisi nel 2019 non sono ancora stati diffusi dalla provincia. Al momento sono disponibili quelli relativi al 2018. Sono stati pubblicati dal quotidiano di lingua tedesca Tageszeitung. Nel 2018 sono stati uccisi 28.166 animali selvatici, di cui 7.772 caprioli, 3.277 camosci , 3.538 cervi, 26 stambecchi (specie protetta a livello nazionale), 1.538 marmotte (specie protetta a livello nazionale), 2.116 lepri comuni, 336 lepri alpine (specie minacciata dai cambiamenti climatici), 2.104 volpi, 268 galli forcelli, 24 coturnici, 169 pernici bianche (specie fortemente minacciata dai cambiamenti climatici), 2 fagiani, 102 tortore dal collare, 625 germani reali, 2 anatre marzaiole, 4 alzavole, 2 folaghe, 360 beccacce, 1.855 merli, 2.481 cesene, 227 tordi, 408 cornacchie, 822 ghiandaie e 104 gazze.

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Distrutta parte del Parco della stazione di Bolzano per fare posto ad un centro commerciale

89974913_624615998361187_1600903004649684992_nIl Parco della Stazione come si presenta dopo l’abbattimento degli alberi. Foto: Facebook/Tobe Planer

Non sono serviti gli appelli di molti cittadini, partiti politici e associazioni a salvare lo storico Parco della Stazione di Bolzano. Per realizzare il progetto Benko, che prevede la costruzione di un centro commerciale, appartamenti e negozi, il 13 marzo di quest’anno, in piena emergenza Coronavirus, sono stati abbattuti gli alberi. Sacrificati per dar luogo all’edificazione del cantiere con la promessa della “riqualificazione” dell’area.

Proteste Parco StazioneCittadini e associazioni hanno organizzato negli anni proteste per evitare la distruzione del parco. Foto: Facebook/Marialaura Lorenzini

Il Parco della Stazione è il più antico parco pubblico del capoluogo. Dopo la realizzazione della stazione (la sua prima costruzione precede l’unità d’Italia) si pensò di creare un congiungimento “verde” tra la ferrovia e Piazza Walther mediante un viale alberato.

Dal 13 marzo di quest’anno quella parte di parco non esiste più, verrà sostituita dagli edifici commerciali e turistici del progetto Benko.

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Al via la campagna europea per salvare api e agricoltori

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Parte oggi ufficialmente la raccolta firme per una nuova Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) finalizzata ad eliminare gradualmente i pesticidi sintetici entro il 2035, sostenere gli agricoltori e salvare la natura. Il WWF Italia aderisce a questa iniziativa e parteciperà attivamene alla raccolta delle firme, nei prossimi 11 mesi, per chiedere anche nel nostro Paese una normativa più severa per l’uso dei pesticidi in agricoltura e in città, a cominciare dalla revisione del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Se saranno raccolte almeno un milione di firme in sette Paesi membri dell’Unione Europea, entro settembre 2020, la Commissione e il Parlamento UE saranno tenuti a valutare entro tre mesi la possibilità di trasformare le richieste dei cittadini che hanno sottoscritto questa campagna in provvedimenti normativi e, in ogni caso, dovrà giustificare la sua decisione.

La campagna dal titolo “Salviamo le Api! Protezione della biodiversità e miglioramento degli habitat degli insetti in Europa”. è promossa da una coalizione di 90 organizzazioni in 17 diversi paesi europei, con il supporto delle Associazioni degli agricoltori biologici. Queste Associazioni chiedono alla Commissione Europea di “adottare una legislazione più efficace per preservare e migliorare gli habitat degli insetti in quanto indicatori di un ambiente incontaminato”.

Questa Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) invita la Commissione europea a presentare proposte legislative finalizzate a:

  1. Ridurre gradualmente ed eliminare i pesticidi di sintesi: eliminare gradualmente l’80% delle sostanze chimiche di sintesi nell’agricoltura europea entro il 2030, a cominciare dai più pericolosi, affinché l’agricoltura diventi libera al 100% dai pesticidi entro il 2035.
  2. Ridare spazio alla natura e fermare la perdita di biodiversità: ripristinare gli ecosistemi naturali nelle zone agricole affinché l’agricoltura diventi un fattore di recupero e non la principale causa della perdita di biodiversità in Europa.
  3. Sostenere gli agricoltori nella transizione ecologica del settore primario: riformare la Politica Agricola Comune dando priorità all’agricoltura su piccola scala, diversificata e sostenibile, promuovendo un rapido aumento delle pratiche agroecologiche e biologiche, la formazione e la ricerca scientifica indipendente per una agricoltura senza pesticidi e OGM.

Il materiale informativo della campagna:

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FOLDER deutsch

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Api morte a causa dei pesticidi, il triste primato è dell’Alto Adige

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L’Annuario dei dati ambientali ISPRA anno 2018, relativo ai settori agricoltura e selvicoltura, riporta i dati delle morie di api dovute ai pesticidi nel periodo 2015 – 2017.

Nella pubblicazione vengono messi in relazione i fenomeni di moria delle api registrate sul territorio nazionale con il rinvenimento di principi attivi di prodotti fitosanitari in matrici apistiche, confermati da laboratori di analisi preposti e riconosciuti dalla normativa.

Lo scopo della raccolta dati è quello di individuare l’entità, su scala nazionale, con la quale i principi attivi dei prodotti fitosanitari sono associati a fenomeni di moria nelle api domestiche (Apis mellifera subsp.). Tali dati forniscono informazioni anche sulla diffusione della contaminazione ambientale da fitofarmaci.

Grafico - Casi di moria di api con presenza di principi attivi.jpg

Nel corso del 2017 sono state registrate 124 segnalazioni di mortalità o spopolamenti di alveari, delle quali 50 con presenza di principi attivi rinvenuti nelle api. Queste segnalazioni sono state suddivise per regione (Figura 1.21) e mostrano la presenza dei differenti principi attivi rinvenuti dalle analisi su campioni di api morte.

Nel 2017 la maggioranza dei casi osservati si evidenzia nella provincia autonoma di Bolzano (15), seguita da Valle d’Aosta (8) e Veneto (7). Infine, dall’analisi del trend annuale di morie, si evince che i mesi con maggior numero di casi sono aprile, maggio e giugno, coincidenti con le fioriture primaverili (Figura 1.22). In tali periodi, nei quali è vietato effettuare trattamenti fitosanitari, le api svolgono un intensa attività di bottinamento che le rende maggiormente vulnerabili alla presenza di inquinanti diffusi nell’ambiente, in particolare i fitosanitari nelle aree agricole dopo i trattamenti.

Figura 1.22 - Numero di casi di avvelenamenti con presenza di principi attivi%2c suddivisi per mese.jpg

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Dal 1º ottobre in Alto Adige riapre la caccia alla pernice bianca, una delle specie animali maggiormente in pericolo sulle Alpi

foto-pernice-maurizio-bedin.jpg(Foto: Maurizio Bedin)

La pernice bianca, relitto delle ultime glaciazioni, sta lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane.

UNA SPECIE CHE VIENE DAL FREDDO – La Pernice bianca appartiene alla famiglia dei tetraonidi, uccelli i cui attuali areali di distribuzione coincidono con le fredde regioni settentrionali del Continente Eurasiatico e addirittura con le zone artiche. La presenza della Pernice sulle Alpi, quindi molto più sud, è legata al fenomeno delle glaciazioni. Nel periodo glaciale, durato centinaia di migliaia di anni, i ghiacciai dell’Asia e del Nord Europa si espansero fino a raggiungere l’Europa centro-meridionale. Questo determinò la “migrazione” alle nostre latitudini di alcune specie artiche. Al ritiro
dei ghiacciai, avvenuto circa 15.000 anni fa, la Pernice bianca e altre specie si ritirarono verso nord e alle nostre latitudini nelle zone di montagna, cioè nei soli territori in cui il clima e la vegetazione erano simili a quelli delle fredde zone di provenienza. Le Alpi sono quindi una sorta di “isola meridionale” in cui la Pernice fino a oggi è riuscita a sopravvivere.

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Gita - corso in Val Venosta

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Impariamo a conoscere la natura
in VAL VENOSTA
I diversi ambienti
Data: domenica 29 settembre 2019

Per maggiori informazioni:

La locandina

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Nei giorni scorsi in Alto Adige è iniziata la caccia alle marmotte

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Anche quest’anno il Presidente della Giunta provinciale di Bolzano ha firmato il decreto di uccisione di migliaia di marmotte. Potranno essere uccisi esemplari adulti e i giovani nati a inizio estate, anche nei sette parchi naturali dell’Alto Adige. Continua a leggere

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Rischia di scomparire per fare posto ad altri capannoni uno degli ultimi boschi fluviali dell’Alto Adige

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A Bressanone, in Val d’Isarco, un bosco fluviale di circa due ettari, uno degli ultimi rimasti e importante habitat per specie animali rare, come il picchio rosso minore, e unico sito di riproduzione per l’airone cenerino, rischia di essere distrutto per fare posto a capannoni industriali. La zona fluviale circostante è già stata quasi completamente edificata. Franz Pattis, un attivo ambientalista di Bressanone, tenta di salvare il bosco.

A sostegno del signor Pattis il Comitato Civico di Bressanone e alcune associazioni ambientaliste. Continua a leggere

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Centinaia di migliaia di pesci uccisi a Rio Pusteria durante le operazioni di pulizia del bacino

Gli effetti negativi della produzione di energia idroelettrica in Alto Adige. Centinaia di migliaia di pesci uccisi nella Rienza e nell’Isarco dalla pulizia del bacino dai sedimenti. Tra maggio e giugno, la concessionaria Alperia, ha riverato nei corsi d’acqua colate di fango. Gli avannotti non sono sopravvissuti alla grande quantità di sedimenti che intorbidiscono le acque. Continua a leggere

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Dal 1 settembre in Alto Adige aprirà la caccia a femmine e piccoli di capriolo

Dal 1 settembre in Alto Adige aprirà la caccia alle femmine di capriolo con il loro piccolo, lo consente la legge provinciale sulla caccia. I piccoli nati a inizio estate, potranno essere uccisi anche nei Parchi naturali dell’Alto Adige. Continua a leggere

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