(Foto: Maurizio Bedin)
La pernice bianca, relitto delle ultime glaciazioni, sta lentamente scomparendo a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane.
UNA SPECIE CHE VIENE DAL FREDDO – La Pernice bianca appartiene alla famiglia dei tetraonidi, uccelli i cui attuali areali di distribuzione coincidono con le fredde regioni settentrionali del Continente Eurasiatico e addirittura con le zone artiche. La presenza della Pernice sulle Alpi, quindi molto più sud, è legata al fenomeno delle glaciazioni. Nel periodo glaciale, durato centinaia di migliaia di anni, i ghiacciai dell’Asia e del Nord Europa si espansero fino a raggiungere l’Europa centro-meridionale. Questo determinò la “migrazione” alle nostre latitudini di alcune specie artiche. Al ritiro
dei ghiacciai, avvenuto circa 15.000 anni fa, la Pernice bianca e altre specie si ritirarono verso nord e alle nostre latitudini nelle zone di montagna, cioè nei soli territori in cui il clima e la vegetazione erano simili a quelli delle fredde zone di provenienza. Le Alpi sono quindi una sorta di “isola meridionale” in cui la Pernice fino a oggi è riuscita a sopravvivere.
ADATTATA AGLI AMBIENTI PIU’ ESTREMI – Sul territorio alpino la Pernice bianca è presente tra 1800 e 2700 metri, negli ambienti di prateria d’alta quota, e su rocce e ghiaioni fino al limite delle nevi. Ha un piumaggio molto mimetico che muta durante l’anno. La sua alimentazione è costituita dalle parti più nutrienti delle erbe e dei piccoli arbusti alpini.
SPECIE IN PERICOLO - La pernice bianca, inserita già nel 1994 nella “Lista rossa delle specie minacciate in Alto Adige” è in forte diminuzione: soffre della riduzione dell’habitat a causa del riscaldamento globale, del disturbo causato in alta quota dalle attività umane, come lo sci e l’escursionismo, e incide in maniera negativa anche la caccia: ogni anno diverse centinaia di esemplari vengono uccisi dai cacciatori altoatesini. Che la specie sia in pericolo emerge anche dai dati del “Rapporto sulla situazione della pernice bianca in Alto Adige”, redatto dall’Ufficio caccia e pesca della Provincia di Bolzano.
All’inizio degli anni ’90, solo in Alto Adige venivano uccise circa 950 pernici all’anno. Da allora sono sempre meno: nel 2018 si è arrivati a 169, segno che sono molti meno gli abbattimenti concessi, ma anche quelli che i cacciatori riescono a realizzare a causa della rarefazione della specie. Il calo della Pernice bianca in Alto Adige viene testimoniato anche da guardiacaccia e guardie forestali: “nei decenni scorsi – sostengono - in alcune aree idonee si potevano osservare gruppi di 5-20 esemplari. Dagli anni 2000 c’è stato un drastico calo, oggi è più facile vedere gruppi di 2–3 pernici al massimo”.
DAL PRIMO OTTOBRE RIAPRE LA CACCIA – Proprio perché si tratta di una specie in diminuzione su tutto il territorio alpino, negli anni scorsi la caccia alla Pernice bianca è stata chiusa in Piemonte e nel Trentino. In Alto Adige rimane invece una specie cacciabile dal 1° ottobre al 30 novembre, anche nei Parchi naturali, luoghi in cui gli animali selvatici dovrebbero poter vivere protetti. La caccia si rivela, anche nel caso di questa specie, un’attività distruttiva che contribuisce alla sua scomparsa, facendo temere per il futuro di questo prezioso rappresentante dell’avifauna sulle Alpi.
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